Capita.
Capita, alle volte, di guardare la nebbia fuori dalla finestra, una nebbia strana, bassa, bagnata, e lasciarsela entrare dentro, nella testa, negli occhi e nel cuore.
Capita di ritrovarsi a condividere il "si stava meglio quando si stava peggio!", e di sentirsi un essere inverecondo per questo. Perché poi? Perché il peggio era un luogo conosciuto, familiare, nostro, in cui ci si muoveva schivando le macerie di vite in pezzi, ma almeno ci si sapeva muovere. Il meglio è rutilante, luminoso, forse anche rasserentante, ma non è nostro, non si capisce, è come al di là di un vetro immacolato, e la sensazione è quella di essere un uccello in una gabbia bellissima, di cui non si ha la chiave.
Capita che una bambina meravigliosa e innocente ogni tanto dia voce alle tue angosce, quelle che cerchi di non far saltare fuori: "Mamma, a me piaceva più l'altra casa, quella che avevamo in Italia!", "Mamma, a volte all'asilo mi sento sola!", ed il cuore ti si frantuma in un milione di pezzi, e recuperare autocontrollo, una voce rassicurante e gli occhi asciutti, per farla sentire tranquilla, è un'impresa eroica che a volte fallisci.
Capita che sia difficile. Anzi no, non capita. Lo è quasi sempre. Perché non sai ancora la lingua, anche se la studi con impegno. Perché per buttarti in questa avventura hai lasciato ogni frammento di te stessa nell'altrove peggiore ma tuo, e non sei ancora stata in grado di ricostruirti, e ti guardi allo specchio e non ti riconosci, e ti chiedi cosa mai stai facendo, ma soprattutto, chi sei. Perché ogni giorno porta nuove, interessanti, destrutturalizzanti sfide che alle volte non hai la minima voglia di affrontare eppure devi farlo, perché sai che altrimenti quell'indispensabile processo chiamato "integrazione", nei fatti, non si verificherà.
Capita che alle volte tu voglia solo dormire, obnubilare, dimenticare, almeno un po'. Perché eri convinta che le sfide servano a rendere gli esseri umani più forti, ma non avevi fatto i conti con l'energia, e quando parti in riserva, se non ricarichi è scontato che ti fermi.
I primi mesi sono brutti, dicono. Ma passa, aggiungono. Arriverà un giorno bellissimo in cui ti sentirai parte integrante di questa realtà, avrai acquisito i tuoi strumenti per muoverti con sicurezza e, soprattutto, essere la guida giusta per la tua bambina, sarai soddisfatta della scelta fatta e la nebbia si diraderà, e potrai guardarla come un semplice fenomento atmosferico, e non come la metafora della tua vita attuale,
Ci credo, eh, eccome se ci credo. Vorrei solo sapere dove si prende il treno superveloce per arrivarci, a quel giorno.
Nessun commento:
Posta un commento